Appunti per una sinistra razionale

di Francesco e Alberto

Quella che segue è una prima parte o un’introduzione a degli appunti sparsi per una “sinistra razionale” che scriveremo su questo blog, senza pretesa di continuità o completezza, ma come stimolo al dibattito.

Un’introduzione

L’idea di questi appunti nasce da lontano, ma è stata approfondita dal dibattito svoltosi alle scorse elezioni politiche. Come RedShift non abbiamo un partito di riferimento, ma vari partiti della sinistra radicale rappresentavano il nostro pensiero in diversi ambiti. Tuttavia qualcosa mancava a tutti loro.

Questo si è reso ancora più evidente dall’intervista parallela fatta da “Dibattito Scienza” e “Le Scienze” ai candidati premier [qui]. Tralasciamo qui la miopia politica di intervistare solo i gruppi dei partiti più numericamente rappresentativi, e concentriamoci sulla sostanza.
Le risposte alle domande, ma soprattutto il dibattito e le informazioni da noi raccolte in rete sui partiti mancanti denunciano un problema: anche nei partiti che si richiamano a tradizioni di sinistra, o perfino a tradizioni marxiste, l’atteggiamento verso le tematiche scientifiche è superficiale, dimostra una scarsa conoscenza della scienza e dei suoi metodi e sfiora il complottismo in vari ambiti.

Esistono varie ragioni per cui un partito di sinistra, per definirsi tale, dovrebbe affrontare queste tematiche in maniera approfondita e non superficiale, ne menzioniamo due:

  1. il pensiero di sinistra ha sempre messo alla radice dell’agire politico l’analisi scientifica della realtà in tutte le sue forme, poiché per poter cambiare la realtà occorre conoscerla; un partito di sinistra che non facesse proprio questo principio ne risulterebbe snaturato;
  2. molte delle tematiche che verranno trattate sono state usate da gruppi di estrema destra, rossobruni, sette religiose estremiste (e non) per fare propaganda, e questo non a caso: imputare i problemi della società alla malizia di un gruppo di persone da eliminare (tipico del tema del complotto) e l’approccio fideistico su cui si basa il pensiero antiscientifico sono infatti anche due elementi fondamentali dello stesso pensiero di destra.

Non andremo nel dettaglio di questo o quel partito perché questo non è il punto: il punto è indicare delle tematiche e un modo di affrontarle (o in alcuni casi la vera e propria linea politica da adottare) che come scienziati rivoluzionari (se questo termine ci può definire) ci aspettiamo da un partito di sinistra moderno.

Alcuni esempi delle tematiche che intendiamo inserire in questi appunti sono i seguenti:

  • Ecologia (OGM, agricoltura biologica, energie alternative vere o presunte, etc)
  • Sperimentazione animale e legami con animalismo, antispecismo, veganesimo etc.
  • Complottismi antiscientifici [di quelli politici questi appunti non si occuperanno anche se il metodo di analisi dovrebbe essere comune] (Scie chimiche, energia gratis e altre violazioni del terzo principio della termodinamica, terremoti artificiali etc.)
  • Salute (Presunta nocività dei vaccini, onde elettromagnetiche, medicine alternative, etc).

Questi temi sono accomunati da un principio: la “verità”, intesa come la miglior conoscenza possibile di un argomento allo stato attuale dell’avanzamento tecnologico, può essere raggiunta date le informazioni disponibili solo attraverso il metodo scientifico.

Definiamo per comodità qui il metodo scientifico alla maniera del materialismo dialettico come la prassi che accomuna chi si occupa di scienza, nel dato periodo storico, nel trovare soluzioni riproducibili e verificabili ad un dato problema. [Questo per evitare idealismi di ogni sorta].

Inoltre la maggior parte degli argomenti citati ha anche un altro punto in comune: la versione alternativa alla verità scientifica summenzionata presuppone un complotto o una pressione lobbistica che tenti di nasconderla a favore di quella “ufficiale”. Ma sulla distinzione tra i concetti di complotto e pressione lobbistica, e sul loro abuso, torneremo in dettaglio.

Prima di affrontare alcuni temi particolari (nelle prossime “puntate”) discutiamo qui cosa ci aspettiamo in generale da un partito di sinistra moderna.
La tradizione della sinistra di essere progressista e di aver seguito se non fomentato il progresso scientifico è nota ai militanti, a cui sono rivolti questi appunti (anche se forse non ai leader attuali di alcuni partiti).
Il marxismo poi ha fatto come suo il metodo scientifico anche nell’analisi della realtà storica ed economica.
Ora mentre non è necessario essere di sinistra per essere progressisti (in senso tecnologico) il viceversa noi pensiamo sia fondamentale: per essere coerentemente di sinistra in un’epoca scientifica non si può non essere progressisti e razionalisti.

Da qui discendono una serie di rivendicazioni che ci aspettiamo vengano incorporate in un programma di sinistra:

  • finanziamento della ricerca scientifica di base e tecnologica (un finanziamento pubblico, a lungo termine e scorrelato dalle logiche del mercato);
  • potenziamento dell’istruzione scientifica nelle scuole di tutte i livelli (compresa una alfabetizzazione scientifica tramite mezzi di informazione di massa);
  • libertà di ricerca (con contrasto attivo delle pressioni religiose o anti-scientifiche);
  • razionalità nelle decisioni di politica energetica e ecologica;
  • politiche mediche e etiche razionali (tutelare la libertà di cura solo all’interno di pratiche mediche scientificamente dimostrate);
  • politiche di protezione della salute razionali, ossia distinguere effetti realmente nocivi da paure irrazionali (ad esempio sui campi elettromagnetici per cui esistono studi ben precisi con soglie e valori di riferimento);
  • generale respinta attiva di ogni rigurgito idealista (religioni e metafisica in genere) nella pratica politica.

Ma la lista è parziale e solo esemplificativa.

Fatte queste premesse sottolineiamo che non si tratta di argomenti teorici: questi metodi devono condizionare la pratica politica nelle lotte sia internazionali (per una razionalizzazione del lavoro a difesa dei più deboli) sia locali (per la difesa degli spazi) affinché le lotte stesse guadagnino coerenza e forza.

Diamo qui un ulteriore chiarimento: le politiche che auspichiamo non devono essere decise da tecnici nei vari ambiti. Noi auspichiamo che il metodo scientifico serva a dettare il metodo di azione e che i tecnici servano al più da consulenti per le opzioni disponibili. La diffusione della cultura scientifica permetterebbe alla popolazione di partecipare in maniera matura al dibattito, impedendo inoltre che la classe dominante mascheri come “tecniche” decisioni che semplicemente vuole limitarsi a preservare da una discussione pubblica. Questa linea politica è realizzabile e duratura solo con un sostegno di massa, che non può che essere realizzato con alfabetizzazione scientifica attiva che prosegua ben oltre il livello scolare.

Gli appunti di questo post e dei seguenti sono a disposizione di tutti i compagni per una discussione più ampia possibile per la costruzione (anche all’interno dei partiti e movimenti già esistenti) di una corrente razionale.

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9 thoughts on “Appunti per una sinistra razionale

  1. Quando si parla di politica l’elemento umano deve essere sempre al centro del discorso. L’elemento umano non è razionalizzabile e non deve esserlo, pena la perdita della sua stessa umanità. L’uomo (ed è dimostrato scientificamente, cfr. Lakoff) vive e sceglie in base alla sua emotività, non in base alla razionalità.. applicare la razionalità senza l’emotività è come guidare ad occhi bendati, lo si può fare con estrema perizia ma non si sa dove si va a finire. In questo contesto, “respingere attivamente” la metafisica è una follia.
    Il metodo scientifico è utile per le scienze naturali ma esiziale nelle discipline umane, tra le quali la scienza politica e l’economia: basti pensare ai disastri commessi dagli economisti neoliberisti e dalle loro formulette. Non si può parlare di umanità in termini di costi e benefici, se si vogliono evitare aberrazioni già tristemente sperimentate nella storia.
    Infine, se c’è una sicura distinzione tra ciò che è di destra e ciò che è di sinistra è proprio nell’importanza data dalla sinistra all’empatia verso tutti gli altri uomini, a prescindere dalle differenze culturali e sociali. Senza l’empatia umana la sinistra è una parola vuota: cosa diventerebbe l'”essere di sinistra” senza l’empatia e la solidarietà umana? Diventerebbe essere la persona che fa la scelta razionalmente più giusta in termini di costi e benefici? Quella è amministrazione, non politica.. gli indirizzi politici debbono venire dall’uomo e dalla vita.

    • Ciao Alex, grazie del contributo.
      Vorrei innanzitutto precisare questo: gli appunti sono diretti ad un pubblico già di sinistra per indirizzare le scelte in determinate materie. Non hanno nessuna intenzione di costituire un manifesto per una sinistra in toto. Per cui su tutto il discorso di empatia e distinzione destra-sinistra siamo d’accordo.
      Tuttavia l’empatia è lo stimolo ad agire non il metodo.
      Il voler aiutare gli altri non basta se non si sa come fare, e si rischia di fare danni (come nel caso Stamina ed altri simili di cui ci occuperemo). Noi volevamo sottolineare questo: dato un problema la soluzione non può essere trovata emozionalmente.
      Sull’economia il discorso è a parte: quelli borghesi si auto-definiscono scienziati, ma stanno all’interno di un sistema deciso politicamente. Non c’è nulla di scientifico nel decidere di rimanere nel capitalismo.
      Sulla metafisica invece mi trovi in completo disaccordo. Nessuna filosofia che prenda le distanze dalla realtà (e ogni metafisica lo è) ha mai contributo a risolvere i problemi reali. Ogni religione o idealismo in genere ha portato a rinviare i problemi ad una meta-realtà non esistente.
      A meno che tu non abbia un’idea diversa di cosa sia una metafisica…

      • Grazie per la risposta! Sì, in effetti ho un’idea diversa: per metafisica intendo meta-fisica, ovvero un ragionamento di ordine superiore sulla struttura stessa della fisica che sia rivolto ai meccanismi, alle finalità e alla relazione tra uomo e scienza: non quindi parole in libertà o tesi campate in aria. Aggiungo solo che la stessa meccanica quantistica ci mette sull’avviso anche per quanto riguarda il concetto di realtà: il concetto di realtà dipende indissolubilmente dall’interazione tra osservatore e osservato, l’interazione tra il singolo uomo con le sue complessità irriducibili e la realtà “esterna” non può mai essere trascurata: quindi il concetto di realtà è poco adatto ad essere generalizzato e a costituire la base di una politica per tutti.

      • Grazie a te, il dibattito è ciò per cui son fatti questi appunti!
        Ok quindi tu per meta-fisica intendi una filosofia della realtà. Tuttavia questa è una summa delle concezioni della realtà che a loro volta dipendono dalle conoscenze della realtà stessa.
        Ecco noi diciamo solo che per la conoscenza della realtà il metodo debba essere scientifico. La propria costruzione della sovrastruttura filosofica può essere più libera, a patto di non andare mai in disaccordo con i dati sperimentalmente osservati.
        Sulla meccanica quantistica il discorso può essere molto lungo. Ma se c’è una cosa che la MQ ha dimostrato è di saper predire con accuratezza mai vista prima la realtà. Altro che fantasie. Qui si parla di precisioni di parti sul miliardo. Qualsiasi interpretazione filosofica della realtà non può prescindere da questo.

  2. Se dovessimo attenerci ad un significato rigoroso di sinistra, allora il ruolo della scienza non dovrebbe essere neutrale. Dalle origini si intende per sinistra quella parte della società che vuole progredire verso qualcosa di diverso dallo status quo ante secondo un progetto di “progresso”. Dunque destra e sinistra dovrebbero configurarsi come il freno e l’acceleratore di una civiltà. E siccome il più innegabile progresso dell’umanità è appunto quello scientifico, l’appoggio alla scienza dovrebbe rappresentare il primo requisito per un idea di sinistra autentica. Detto questo non possiamo negare che la confusione attuale, a + di 200 anni dalla rivoluzione francese, abbia notevolmente rimescolato le carte.

    • Ciao Mauro,
      grazie del contributo.
      Sono completamente d’accordo con te: la scienza non è neutrale. Non perché debba scegliere una parte politica a priori, ma perché con il suo agire rivela le mistificazioni propagandate come verità immutabili e spesso usate come freno alle spinte progressive della società.
      Sulla definizione di sinistra (come si può vedere anche dagli altri commenti) è un po’ più difficile mettersi d’accordo e magari vi ritorneremo in qualche post.
      Se la si definisce come la spinta progressiva della società è tautologico legarla alla scienza. Purtroppo la definizione di progresso è stata girata e rigirata da varie correnti per fare i propri comodi.
      Il vantaggio del metodo scientifico è che non ha bisogno di definire il progresso, genera progresso aprendo possibilità.
      L’utilizzo delle possibilità diventa poi un concetto politico, ed è qui che l’interazione tra scienza e società diventa più difficile, ed è su questo tema che saranno i nostri post.

  3. Interessante dibattito, e certamente pregnante, però mi permetto di osservare che dare per scontata la possibilità di definire “sinistra” in maniera non equivoca, e soprattutto di usare il termine progresso/progressista come qualificante in maniera non ambigua la sinistra, era forse possibile ancora fino ai primi anni 90. Era ancora possibile per il Bobbio di Destra e Sinistra. Non è più così adesso, mi pare, non dopo il “non di destra non di sinistra” da sinistra di Langer e di Lash. Non dopo che sono state formulate le prime critiche da sinistra alla concezione ingenua di progresso. Mi pare ci sia bisogno di un ragionamento preliminare, altrimenti si dà per scontato un chiaro percorso di sinistra dal quale le attuali sinistre starebbero deviando, mentre forse è la topografia ad essere cambiata.

    • Ciao Marco, grazie del contributo.
      Hai perfettamente ragione che una definizione di sinistra non è stata data. E di proposito. Il post è rivolto a compagni, cioè a chi si sente già di sinistra, una sinistra di radici storiche ben chiare nelle lotte operaie, sindacali, anti-capitaliste e anti-imperialiste (perlomeno) dalla rivoluzione francese ad oggi. Non ci riferiamo certo a definizioni più astratte di sinistra. Ma concordo che qualche precisazione andrebbe fatta.
      In particolare, come sottolinei, sul concetto di progresso, al quale si richiamano da destra a sinistra tutti i partiti senza una definizione chiara.
      Qui definiamo progresso l’avanzamento della conoscenza umana (scientifica e tecnologica ma non solo) teso a migliorare le condizioni di vita di tutti. Fatta questa definizione è tautologico legarla alla sinistra. Ma altri potrebbero dare una definizione più idealista, o elitaria, o legata alle contingenze economiche, facendo sì che la destra tenti di impadronirsene.
      Non so se ho risposto al tuo commento, ma cercheremo di specificare meglio nei post futuri queste ambiguità.

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