L’esodo

Comunicato sul flusso di studenti di Fisica di Cagliari verso
altre università

Negli ultimi tre anni 21 studenti di Fisica hanno abbandonato l’Università degli Studi di Cagliari, dopo aver conseguito la triennale in Fisica, per continuare i propri studi altrove. Percentualmente questi studenti sono circa il 66% di quelli laureati con al massimo un anno fuori corso.

Nessuno studente è obbligato a effettuare la specialista nella stessa università in cui ha studiato alla triennale. Tuttavia è prassi comune, per ovvie ragioni culturali, logistiche ed economiche, proseguire laddove si è iniziato. Quali sono dunque le ragioni di questo esodo?

Pensiamo che non sia la didattica in sé per due ragioni.
In primo luogo gli studenti di Fisica di Cagliari hanno sempre proseguito la propria carriera in altre università o istituti di ricerca senza sfigurare al confronto con i colleghi di altra provenienza. In secondo luogo, i corsi fondamentali sono tenuti sempre dagli stessi docenti da molti anni prima di questo esodo, per cui la qualità, nel bene ma anche nel male, è sempre la stessa.

Il problema non è certo la cattiva ricerca.
Come studenti e ricercatori, ma soprattutto come Collettivo siamo ben sicuri della qualità della ricerca svolta in Fisica a Cagliari (includendo in ciò oltre al Dipartimento i gruppi degli enti di ricerca che collaborano attivamente al corso di laurea in fisica, cioè INFN, CNR, INAF). Certo, vi è spesso poca comunicazione tra i gruppi ricerca e gli studenti, dovuta ad una separazione spesso artificiosa tra docenti e ricercatori. Spinti in parte dal desiderio di colmare questa distanza come Collettivo abbiamo organizzato una serie di seminari dal titolo “FisiCagliari” che hanno presentato come la ricerca a Cagliari sia al top della ricerca mondiale.
Gli stessi ricercatori hanno dato vita ad una delle più importanti proteste degli ultimi anni per difendere e veder riconosciuto il loro ruolo all’interno dell’università. Protesta purtroppo interrotta
prematuramente e che se portata alle estreme conseguenze avrebbe potuto portare alla luce le contraddizioni del sistema universitario con 3 anni di anticipo rispetto ad ora.

Il problema non sono gli studenti.
Coloro che lasciano la propria Università per un’altra, lo fanno sempre con sofferenza. Sofferenza non solo affettiva, ma anche e soprattutto economica. Ma non avendo gli studenti nessuno strumento politico con reale potere sui programmi didattici, per ottenere programmi di qualità possono solo ricorrere a questo strumento estremo: iscriversi altrove.
Dalle percentuali è chiaro che l’abbandono non è una novità di questi ultimi mesi, e non può essere considerato quindi come conseguenza di piccole cause puntuali, ma è una tendenza consolidata che, nonostante i piccoli numeri a cui siamo abituati da tempo, evidenzia l’esistenza di un problema di fondo. Questa tendenza è confermata, ad un altro livello, anche dalla situazione degli studenti di dottorato. A questo livello è comune effettuare gli studi in un università altra da quella di provenienza; tuttavia mentre gli studenti cagliaritani emigrano non vi è un flusso in direzione opposta di studenti che desiderino fare il dottorato a Cagliari. Non approfondiremo oltre in questa
sede questo aspetto, ma deve essere tenuto presente.

Ma qual è il problema?

Il problema secondo noi va forse cercato nell’amministrazione della programmazione didattica.

L’amministrazione verticistica delle finanze delle università porta sfaceli classisti come l’innalzamento delle tasse universitarie e sfaceli programmatici come la scelta dei corsi da avviare in base al numero di iscritti. Ma quando anche l’amministrazione dei programmi di studio diventa verticistica, sottomessa alle regole dei garanti e del male minore allora lo sfacelo riguarda anche l’iscrizione di studenti che davano per scontato il proseguire la propria carriera a Cagliari.

La scelta effettuata dal Consiglio di Corso di Laurea (CCL) di Fisica di rinunciare a qualsiasi lotta contro questo controllo verticistico e programmare una magistrale il più generica e ambigua possibile per far fronte alla mancanza di professori garanti si è rivelata controproducente nel combattere la tendenza all’abbandono verso altre Università.

Le regole non vengono dal CCL, certo, e molti dei problemi sono stati imposti dall’alto. Pensiamo per esempio al numero chiuso, completamente in contraddizione con la libertà di studio e pedagogicamente limitante. Pensiamo alla sparizione degli esami opzionali e con loro di ogni possibile scelta costruttiva del proprio curriculum. Ma i problemi non devono essere accettati senza combattere.

Forse ora si è capito che non bastano i docenti per decidere cosa studiare:
servono gli studenti.

Da dove ripartire dunque?

Noi pensiamo che sia la programmazione dal basso la scelta giusta per cambiare questa Fisica. Per programmazione dal basso intendiando una discussione tra studenti,
ricercatori e professori sul futuro del Corso di Laurea in Fisica. Noi pensiamo che l’esigenza dello studente di indirizzarsi verso ciò che più gli interessa e l’esigenza del docente di insegnare ciò che sono le basi della sua disciplina e garantire che lo studente le abbia imparate non siano in contraddizione.

La costruzione di programmi dal basso è già parte fondamentale del lavoro dello studente, che approfondisce il suo studio ben oltre il programma imposto dal docente. Questa prassi certo è mortificata dalla valutazione nozionistica da parte di alcuni docenti. Dall’altro lato l’esigenza di garantire le fondamenta della propria disciplina è anch’essa non dogmatica da parte del docente, che aggiorna la propria didattica all’avanguardia della ricerca nel suo campo, che tipicamente è anche la parte più interessante e stimolante per gli studenti.
Si discuta quindi partendo dagli studenti triennali, magistrali e di dottorato e arrivando ai professori, ma passando per ricercatori precari e non che costituiscono il ponte necessario; questi infatti da un lato hanno un bagaglio di conoscenze di base che permette di comprendere le fondamenta imprescindibili di una disciplina e dall’altro sono vicini all’avanguardia della disciplina stessa e non son lontani dall’essere loro stessi ancora studenti, fornendo dunque un punto di vista più avanzato.

Certo questo non può essere fatto dall’oggi al domani nei giorni di scelta dei curricula dell’anno successivo ma dev’essere una piattaforma organizzata ed aperta, di discussione continua, per programmare un percorso di studi che abbia un senso nella ricerca che si presenterà a 5 o 10 anni dalla laurea dello studente e che si presti a dialogare con il contesto della ricerca locale.

Se si continuerà a non dar voce all’opinione studentesca nell’organizzazione delle università, compresa la didattica, le università più deboli subiranno purtroppo un crollo delle iscrizioni a favore delle più ricche. Gli studenti con meno disponibilità economiche saranno gli unici a frequentare le piccole università di provincia, penalizzati loro e le università, in un circolo vizioso volto a creare differenze sempre maggiori tra classi sociali e tra regioni. Un piano pensato a tavolino e messo in atto dai ministri succedutisi negli ultimi 20 anni, per ricreare un’Università classista ed elitaria, quando non anche privata e asservita agli interessi delle industrie.

Programmare la propria didattica seguendo il diktat verticistico di questo Rettore e dei ministri che lo comandano sta portando allo smantellamento del Corso di Laurea in Fisica a Cagliari, come d’altronde questi vorrebbero.

Ribellarsi non solo è necessario, ma non è più prorogabile.

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